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Non ricordo se vi avevo aggiornato sulla mia vita da single, in caso mi ripeto e scusatemi...Da metà agosto circa ho fatto il grande passo. Mi sono trasferita nell'appartamento e dormo da sola, mi faccio le pulizie, mi vesto e mi lavo, dire vivere sarebbe un po' troppo lusinghiero, per mangiare vado ancora dai miei...sennò non li vedo mai e mi mancano...
Non guardo molto la tv, mi piace il silenzio, se voglio un po' di carica mi appiccio un cd, se no me ne vado a letto con un libro. Ieri sera aspettavo una telefonata, mi sono piazzata sul divano ed ho acceso la tv.
Facendo zapping tra tutti possibili canali, doctor house era già più o meno a metà, greys anatomy non mi piace, don matteo non mi ispira, il film sulla sette era a metà pure quello, finisco su antenna tre, c'è una splendida ragazza bruna, rossetto rosso perfetto e un marcato accento basso trevigiano. C'è anche un tipo un po' robusto e due ragazzi palesemente gay. Palesemente... diciamo che a guardarli, vestiti in modo eccentrico, così curati e vezzosi negli atteggiamenti, alla persona media davano sicuramente quest'impressione. Ascoltando le chiacchiere capisco che sono gay dichiarati e stanno affrontando diverse tematiche su giovani, rapporto uomo-donna, vita notturna. Un minestrone praticamente. A un certo punto appare lui, taglio sfigato, felpa dell'americanino (ma non le avevano soppresse o vietate per legge dopo il 92?) e cadenza al limite del sopportabile, in sovraimpressione sotto il nome (che non ricordo e forse è anche un bene) il suo titolo: OPINION LEADER. In pratica sto personaggio non si sa in base a cosa stava lì a pontificare sui gay dicendo che in pratica erano sbagli della natura (anche se non ha mai usato la precisa espressione) perché per un rovesciamento dell'energia erano portati ad essere attratti dagli uomini e non dalle donne. Ora, non entro nel merito della trasmissione, secondo me l'hanno raffazzonata su alla bell'e meglio in poco tempo, non avevano una scaletta precisa, gli ospiti erano troppo pochi e neanche ben azzeccati e sono finiti a far ciacole davanti una telecamera.
Il top? Ad un certo punto l'opinion leader fa: " Cioè, ma quello che si chiedono i telespettatori a casa è: ma voi quando siete a letto, cioè, tu sei in un rapporto sessuale il ricevente o il DANTE?"
Ecco, a sto punto sono letteralmente caduta dal divano, penso che mi abbiano sentita ridere fin dalla strada...ma si può? Ho deciso, adesso mando anch'io un sms, porcaccia la miseriaccia, ci credete che non hanno mai messo il numero in sovrimpressione e non ho potuto spedirlo???
beh, questo era quello che volevo scrivere:
Ricevente e Dante??? Te me fa morir! Molla le teorie bio-energetiche e va a zelig vecio :)
Ma il titolo opinion leader chi l'avrebbe dato a tal individuo? Cioè se l'è comprato al supermercato? Ma di chi dovrebbe essere leader? Chi è che la pensa come lui? Secondo me nessuno, neanche il peggior bigotto pressapochista e morboso uomo della strada....
Ma dai! Tu devi uscire con le donne marse, non con la tua amica estetista!
Detta ridendo, setting, i sassi del piave in un pomeriggio assolato, appena appena sollevando gli occhi dalla biografia di Tonino Carotone. Questa è Silvia, fiera col suo cappello da cow boy in paglia piovutole dal cielo al concerto di madonna e gli occhiali a goccia. Ribattezzata da me indie, praticamente la regina delle donne marse. Ho una specie di venerazione per questa ragazza, pur non essendo la classica stragnocca, la trovo affascinantissima, ha un carisma che fa scintille. La associo alla Veronica dei tempi d'oro, una calamita umana.
Le donne marse vengono da dilà del piave, sono carine e stilose, ma non hanno quello stile tipo treviso centro, scarpa così, jeans colà, capello liscio perfetto anche con umidità a mille, no. Loro hanno lo stile con l'anima, le guardo e penso che la parola donna non potrebbe calzar meglio a nessun' altra che loro.
C'è la Isa, cugina di Silvia, alta e snella, caschetto e frangetta alla Valentina a cui credo di poter cedere lo scettro di regina di incontri ravvicinati con i cataclismi umani; c'è la Eli ex scalmanata, praticamente una duracell, energia a mille e mangia uomini ( certi cataclismi pure lei però) che ora ha avuto una svolta mistica e ci da dentro con le poesie. Poi c'è Michi, un concentrato di dolcezza e un matrimonio finito male col principe...non così tanto azzurro alla fine. Non dimentichiamo la Benti, altra Silvia, una super bambola bionda con un caratterino tosto tosto e un sacco di partite aperte, non è un periodo facile per lei....
Ho lasciato per ultima proprio lei, mia cugina, ribattezzata Shanty al liceo artistico, la gemella che non ho avuto in pratica.
Coetanee, compagne di avventure nell'infanzia. Lei il capo, io il gregario che si lasciava trascinare in mille avventure. Ero anche quella però che quando ci prendevano con le mani sacco diceva: "ma è stata una sua idea!" e così oltre la sberla sonante da mia mamma, mi beccavo pure le sue occhiatacce di traverso.
Mia zia me la portava un pomeriggio alla settimana, poi in estate si trasferiva una settimana a casa nostra. Pattini e bici, arrimpicate sui sacchi nei capannoni di mio papà, le ginocchia e le gambe erano una carta geografica di botte e croste, lei poi aveva la bmx...
Perfide come tutte le bambine, ne combinavamo di tutti i colori ai danni di mia sorella, matematico dato che eravamo due "tori mori" e lei uno scriccioletto di bambina vezzosa coi capelli lunghi e gli occhioni da cerbiatta. Una volta al mare le ho nascosto le scarpette di plastica talmente bene nella sabbia che non le abbiamo più trovate...non immaginate la predica di mia mamma, mi vengono i sensi di colpa solo a ricordarmela....
Lei c'è stata nella mia infanzia, nell'adolescenza, i primi pomeriggi in disco, le pasquette al piave con i ragazzi a smontare i motron e rimontarli con la metà dei pezzi. L'ho guardata talmente tante volte farsi le canne che ho imparato a farle senza averne mai fumata una.
Telefonate chilometriche, addirittura lettere in certi periodi, adesso facebook.
Adoro la mia cugina artistica, lei coi suoi occhioni blu e i capelli biondi; nelle foto da piccola sembra uno di quei putti cicciottelli del '500. Adoro il suo stile vintage, ammiro la sua forza e la sua saggezza, adoro come riesce a non farsi mettere i piedi in testa in un ambiente ostico come quello maschile dei restauri, fatto di imprese e manovali. Una con le palle per capirci. D'altraparte quando eravamo piccole avevamo la bambola di lady Oscar...
Mi avevano detto che la mia macchina è l'auto tipica delle fighettine snob, mi hanno anche detto che dopo i guidatori di Golf e smart i più str***i di solito stanno al volante di una mini.
Ieri sera mi hanno detto che ho la macchina delle fashion victims, eh in effetti fra le tre è ancora la definizione più simpatica no? ;)
Sul subito ho pensato, fashion victim io? Dura solo pensarci, fino ad un anno fa quando entravo in un negozio e provavo un vestito guardavo mia mamma anziché lo specchio...ultimamente però ci ho preso gusto, ho trovato anche il mio negozio preferito, anzi la mia negoziante preferita. Bianca, un soldo di cacio di donna, tabagista maledetta (come me del resto), argento vivo e zero peli sulla lingua.
Mi aspetta sul tardi, mi fa provare un po' di tutto, mi guarda incredula, mi guardo incredula nello specchio. Una volta ci portavo mia sorella a comprarsi i vestiti lì, adesso riesco ad infilarmi nelle taglie large delle ragazze stecchino...
Così in effetti ho pensato, ma poi, bene o male, esiste una qualsiasi donna che non sia un po' fashion victim dentro?
L'arrampicatrice sociale ce l'ha fatta.
A trentacinque anni è riuscita ad entrare nel giro giusto. Ha conquistato la fiducia della principessina che stava per cadere tra le braccia del lupo cattivo ed ora è la nuova attrazione della creme della creme (scusate la mancanza degli accenti ma non mi sovviene dove vadano) dei rampolli di conegliano.
Lei e i suoi tubini e tacchi a spillo si mettono al centro del cerchio ed hanno un bel da fare a schivare le mani ubriache di questi tardoventenni famelici e cantastorie. A me di solito quelli ubriachi non raccontano nulla, piazzano gli occhi ad altezza tetta e da lì non si schiodano, a lei raccontano di lavorare a New York per la Dom Perignon e vivere da dandy nell'Upper east side. Per non parlare di quelli che si scusano poi di dimostrare più di ventotto anni, ingrassandole l'ego paventando che lei ne abbia 25 di anni...Ma d'altra parte, lei non se ne porterebbe mai a casa uno così, vanno bene solo per far festa.
Sapete cosa, lei è fatta per questo mondo, trova il suo posto in qualsiasi ambiente, come una tesserina di un mosaico, sorridentissima ha sempre la parola garbata e giusta da usare con tutti, per rompere il ghiaccio, per creare empatia, per mettere a proprio agio tutti. Certo poi a volte è odiosa, tipo quando comincia a parlare di qualsiasi uomo del circondario che ovviamente ci ha provato con lei, ma che ci volete fare (non togliendo nulla al suo fascino per carità che ne ha da vendere) è uno penso, dei difetti più comuni delle donne, paventare spasimanti a non finire...solo che i suoi sono sempre, o super fighi, o super miliardari, o super professionisti (avvocati, medici, psicologi, economisti, luminari in genere) i miei invece sono di solito o pazzi suonati, o uomini in sovrappeso con moglie e figli a carico, o disadattati sociali con manie di protagonismo. Eddai mariavi, smettila di lagnarti che ti fai di quelle risate a volte...
Ad ogni modo ieri sera sono finita a questa festa in questa splendida villa, lanterne di cera ad illuminare il vialetto, che è stata la sfida più grande della serata: in pratica pendenza del 40% non pavimentata e semi umida, ricoperta da una specie di tappeto...io me la sono cavata dignitosamente, ma a dire il vero non avevo il tacco a spillo come le mie comari, quindi ero pure agevolata...al ritorno cristina mi si è aggrappata addosso e per poco non mi atterrava, oh cammina di un pesante per i suoi cinquanta chili...
Dicevo, villa splendida, creme della creme dell'alto trevigiano, musica decente. Un sogno direte voi!
Beh più o meno, diciamo che le buone maniere al giorno d'oggi sono un po' un optional, aggiungeteci poi che la concentrazione alcolica era piuttosto elevata, che i giovani erano davvero giovani e i vecchi ancora più scatenati, quindi gli urti si sprecavano e alla lunga un po' ti stufi di spintoni e co. Ad un certo punto uno che ci ha provato tutta la sera con la loredana si è messo a ballarmi addosso, quando è partita una data canzone voleva pure che saltassi, ho cercato di spiegargli che col tacco dodici e plateau leggermente abbondante è un po' un suicidio, ma era talmente ubriaco marcio che alla fine l'ho accontentato, lui mi ha guardata sballonzonare un po' e ha diretto le mire verso qualcuna più disinvolta di me, se non altro ho portato a casa le caviglie indenni...
Dopo...dopo il top.
Avevo trovato il mio posticino perfetto, schiena vicina al muro, vicina al cerchio di amici giusti, spazio per ballare fuori portata dagli spintoni, stavo dando il meglio di me in YMCA e chi non ti arriva?
Il padrone quasi ottantenne della villa che si è messo a farmi una filippica su tutte le pessime qualità degli uomini, quelli giovani, la società moderna e il decadimento dell'etica del lavoro della famiglia e del sacrificio; ha trovato anche il modo di infilarci qualche malignità sulla cognata che oramai si stava scatenando senza scarpe sopra un tavolo (sessantenne n.d.a.). Ora, vi dirò, a me non dispiace se le persone mi parlano, certo che era comico stare lì a cercare di ascoltarlo col volume stra alto, con l'orecchio a distanza di millimetri dalla sua bocca (si mi sono pure beccata dei micro-sputacchi) e vedere le facce di tutti i ragazzetti che ci guardavano increduli, troppo divertente. Ecco, se la mia amica -che non ringrazierò mai abbastanza per darmi l'opportunità di entrare ad osservare questi ambienti- si incastra bene in qualsiasi mosaico, io non riesco mai a trovare il mio posticino, però sapete, alla fine fuori posto sto da dio...
Pensavo di aver liquidato un capitolo. Avevo detto:
-Preferisco così.
La domanda era, ma perché non rispondi più ai miei sms?
Invece no, a distanza di mesi gli sms sono ricominciati, le risposte pure, molto sarcastiche. Finché un giorno mi trovo di fronte una roba tipo:
Mi consolerai? sono rimasto solo.
Ho pensato questo mi prende per il culo. Ho blaterato na roba del tipo, guarda che ci sono le suore consolatrici, e altre sciochezze del genere; tant'è che si presenta dopo mezz'ora in negozio, tirato a lucido perché era stato dal dottore e mi dice che la moglie l'ha piantato: un giorno ha preso e se n'è andata a vivere in un appartamento che aveva preparato da tempo. Gli ha lasciato i 3 figli...
Ora, sia chiaro che non ho nessun tipo di interesse verso quest'uomo. Il mio massimo cruccio era cercare di fargli capire che non avevo interesse in modo educato, è che la cosa mi buttava in paranoia perché con chiunque ne parlassi mi prendevo sempre parole: quasi fossi lusingata dalle sue attenzioni. Invece non sapevo che pesci pigliare, lo so che può sembrare assurdo, ma a me le attenzioni degli altri imbarazzano, se poi non condivido l'interesse ancora peggio, comincio a sentirmi cacchetta perché non mi sento di ricambiare l'affetto. Assurdo lo so, sto anche cercando di lavorarci su, anche perché la cosa non ha a che fare col voler prendere per il culo la gente, ma proprio me. Nonostante sia una permalosa di prima e mi offenda quando mi dicono che ho l'autostima sotto la suola delle scarpe, alla fine mi tocca arrendermi all'evidenza...per lo meno vedo che qualche passo lo sto facendo, ma la strada è lunghetta e ci vuole un sacco di pazienza.
Sabato, tardo pomeriggio.
L'ora di chiusura è passata da un po'. L'ultima ora è stata particolarmente impegnativa, nemmeno il tempo di fare una telefonata ad un'amica per chiederle di uscire. Accompagno gli ultimi clienti all'uscio e lo sigillo.
Già penso alla mia vasca da bagno, a cosa ci sarà in frigo di commestibile/proteico. Sto per chiudere cassa e stampare i totali, le luci sono già spente, la merce perde il suo splendore artificiale.
Toc toc sul vetro.
Stanlio e Ollio. Lei un femenon di un metro e ottanta, un gambaletto su una gamba malandata e l'altra nuda, sandali comodi panna. Gonna turchese, di quelle di una volta; lavata e stirata chissà quante volte. Espressione dura e tono di sfida, una donna di una volta, paga ma vuole sapere perché e investire bene i suoi soldi.
Lui è un po' come braccio di ferro, capelli candidi, pelle color cuoio, abbronzatura di fatica e sudore. Passi strascicati, di solito viene coi nipoti, si piazza seduto davanti alla cassa e li lascia andare fino in fondo al negozio a prendere i sacchi di mangime per i polli, poi paga, con quel suo sorriso a labbra chiuse. Devo ancora capire se ci sono o no i denti dentro la sua bocca.
Un uomo dolce. Una donna dura.
Apro.
Seo drio serar?
Mah...veramente se varie già serà, ma la me die pur de che che la ha bisogno.
Veo scarpe da lavoro?
E qui comincio un rosario mentale da far impallidire uno scaricatore di porto. Di scarpe ce ne sono alcuni modelli, diversi prezzi, per non parlare dei numeri. E poi nelle scarpe ci vanno i piedi. Avete presente quanto sono importanti. Non si può avere fretta nel comprare una scarpa. Specie se deve sostenerci nelle nostre fatiche.
Li conduco poco entusiasta in fondo al negozio, mostro le scarpe a lei, le piglia un colpo a vedere i prezzi, ma lui è già seduto. Tiro fuori le più economiche, sistemo i lacci. Mi inchino e gliela infilo al piede. Indossa un calzino nero, grosso, di lana; i piedi sono puliti, avevo dei dubbi, le scarpe che portava erano letteralmente consunte.
Accompagno il suo tallone nella scarpa, accarezzandolo. Stringo i lacci. Si alza e gli piace, dice di star bene. La moglie suggerisce la seconda e gliela faccio indossare, lei critica chiede, mette dubbi. Gli suggerisco di fare qualche passo. Si avvia, si gira, si risiede, prende in mano le scarpe vecchie, me le porge, mi chiede di mettergliele nella scatola, andrà a casa con le scarpe nuove ai piedi.
Non avrei mai pensato, dato che le scarpe non sono una grande vendita nel mio negozio, che l'ora di chiusura mi potesse portare una soddisfazione così grande.
Grazie e arrivederci.
No. E' che ho nella testa un minestrone e non c'è mica verso di capirne qualcosa...anzi, più si cerca di capire e più si rimescola il tutto.
Ad ogni modo stamattina ho i capelli che non li ho mai visti presi in sta maniera...mica si direbbe che ho dormito 2 ore stanotte? Maledetto caldo, maledetti condizionatori, maledette zanzare, maledette case enormi e maledetta la mia fifa (i miei sono in viaggio).
Volevo scrivere un sacco di post sulle mie amiche donne, ultimamente ne ho guadagnate una sporta e mica robetta da niente, delle super girlz. Poi devo anche parlare di mia cugina, praticamente la mia sorella onoraria, pare incredibile non ne abbia mai scritto, eppure ne ho tanti ricordi, tanti vissuti.
E dulcis in fundo devo scrivere della mia propensione ad attirare le calamità naturali ( oramai non si possono nemmeno più chiamare uomini). Nel frattempo abbrustolitevi al sole.
Un quattordici luglio qualsiasi.
Ti alzi e ti metti i bermuda e la polo grigia, tanto di sacchi da prender su durante il giorno ne capitano sempre, poi mettici 2 gocce di pioggia e va a finire che se ti metti una maglietta un po' più femminile ti ritrovi a recitare rosari non proprio ortodossi dentro. Per completare il quadro te ne freghi dei piedi da fred flistones e la caviglia non proprio leggiadra e infili le infradito al volo. Via così, clima da vacanza, non tanti clienti, nemmeno troppo agitati, si ride e si scherza, qualche battuta su msn. Clima da cazzeggio in pratica.
Giornata di visite di rappresentanti non annunciati, in un lampo ti ritrovi con un libro speciale dono di una persona specialissima che ti fa un'improvvisata che più improvvisata non si può. Da rimanerci stesi, mettici sopra un caffè e poi forse non te lo riesci neanche a spiegare il perché dell'agitazione. O forse si?
una giornata da ricordare.
mi sa che i miei sceneggiatori ultimamente sentono aria di ferie, sono meno bastardi del solito...
Ero restia a scrivere di quest'episodio, ma in fin dei conti ha aperto le fila delle mie esperienze in netlog e non posso non parlarne. Purtroppo mi dovrò censurare, vorrei metterci i nomi e cognomi, ma quel maledetto di google riportebbe subito la mia spettegolata al diretto interessato e a me non va che lui mi trovi.
Un giorno mi arriva una poesia, neanche male poi, scritta bene, personale ma abbastanza universale, non sdolcinata, non ovvia. Gli dico che mi piace, mi chiede di spiegargli il perché glielo dico con un po' di strafottenza, parlando di metrica, di scelta delle parole. Da lì comincia a mandarmene delle altre, alcune mi piacciono altre meno e glielo dico, specie quelle con le rime. Odio la rima baciata in poesia, lasciamo perdere i grandi sonetti o le filastrocche di Rodari, quelle sono un miracolo non semplici poesie, le poesie moderne con la rima baciata non mi piacciono, le trovo troppo barocche, troppo enfatiche.
Mi lascia il suo numero, con un'ennesima poesia, dice che vuole gravitarmi attorno. Da lì è il tracollo, comincia ad accendermi, mi parla di baci, di passione. Una sensualità diretta e non scontata, erotismo puro, da rimescolarti lo stomaco. Poi la voce: bella, profonda. I suoi discorsi, mai scontati, carichi di domande, carichi di attenzione, le parole scelte ad una ad una. L'equilibro e la pazienza di lasciarmi rispondere. Non essendo loquacissima e nemmeno una campionessa di estroversione a volte non so proprio cosa dire e in passato mi è capitato che mi coprissero di parole, che diventassi solo un orecchio su un fiume di parole. Lui no, lui mi dava tempo e modo. Mi ha detto una delle cose più belle che mi abbiano mai detto, che gli piaceva la mia voce, che l'avevo costruita bene, con il mio percorso, con le letture. Diceva di ammirare l'architettura delle mie frasi. Lui aveva fin troppo entusiasmo, io guardinga ci andavo molto più cauta, ho cercato di non lasciarmi troppo lusingare dalla sua immaginazione, glielo ho detto poi, a me non piace fare marcia indietro, a costo di non dimostrare entusiasmo, voglio tastare il terreno prima di poggiare il passo e poi vado avanti, indietro mai. L'ho fatto troppe volte in passato e mi ha sempre fatto male; avanti, sempre!
Alla fine nel giro di tre giorni nasce l'urgenza di vedersi, di conoscersi, mi sento lusingata e terrorizzata, ho paura che sia uno di quelli che si mangia una persona in un boccone, fuochi d'artificio e quando è passata la novità basta. Perso l'entusiasmo. Mi impone cittadella, in tardo pomeriggio. La sera prima parlando con mia cugina lei mi dice di darci dentro, depilazione perfetta e niente paura. Non sono tanto convinta, ma rischio, ho troppa curiosità spero che mi racconti tutto quello che è rimasto sospeso al telefono, le storie della sua vita, le sue esperienze, si sono onesta spero anche che mi salti addosso, si.
Alla fine invece una delle prime cose che mi dice, dopo aver accennato al fatto che sono molto alta, è chiedermi perché lo guardo. Beh, la prima volta che vedi uno, lo guardi, no? Non è bellissimo, altezza media, snello, stiloso ma non ingessato o fighetto. Ha un viso con una storia stampata, degli occhiali particolari. Il naso non bellilssimo ma degli occhi vivaci, attenti. Non vedo stima incondizionata nel suo sguardo ma nemmeno schifo, sembra possa andare.
Arriva con una cartellina, mi da il suo libro di poesie e comincio a sfogliarlo, mi soffermo su alcuni testi, trasalisco ad un titolo: pu**ana spa. Parla di un'azienda che si vende, come una prostituta, appunto. Non sono male, alcune sono pure zozze, altre amare, frutto di delusioni di donne.
Poi mi sottopone un libricino, predominano il ciclamino e il verde. La presentazione del suo lavoro. Bellissimo il concept, belle le immagini, le metafore, le parole sempre scelte con perizia. Comincia a parlarmi del suo lavoro, si è messo in proprio, ha un sacco di progetti, parla di immaginazione e creatività, delle sue prime esperienze, dei suoi clienti. Poi mi sottopone un lavoro che deve proporre a un nuovo cliente. Lì comincio a sentirmi una cavia, mi vedo, nella mia testa, a far scorrere forsennatamente la ruota sotto le zampette di criceto. Anch'io gli racconto del mio lavoro, della difficoltà di avere la responsabilità su di me, del peso di avere l'autorità su due persone che sono più anziane di mio padre e la difficoltà nel dar loro ordini. Per un secondo, raccontando le mie disavventure lavorative in stile bridget johnes, mi vedo ridicola nei suoi occhi. Comincio a parlare meno, lui ad elencarmi le parole che dovrebbero essere abolite dal dizionario: bello, brutto, qualità, intelligente. Mi propone di spostarci a mangiare, mi chiede cosa preferisco. Dico che non ho preferenze, mi guarda come si guarda una persona insipida, gli faccio presente che a ben cercare poi si trova sempre qualcosa di buono. Davanti alla pizza continua sottopormi le sue diverse proposte, gli dico che le mie opinioni non fanno testo, in genere non ci azzecco mai coi gusti della gente, specie negli acquisti del negozio. Le cose che piacciono a me non fanno gran successo, quelle che a me paiono obbrobbriose vanno via in un battibaleno, neanche farlo a posta a scegliere quello che meno mi piace. E lì in quel preciso momento leggo il disgusto, mi sembra di sentirli i suoi pensieri: "Eccola l'ennesima convinta di essere l'unica, quella che si sente diversa dalla massa". Me lo dice a parole, sono un campione, ogni opinione va a fare statistica, non conto né più né meno di un qualsiasi altro intervistato. Ad un certo punto parlando di letture tiro fuori faletti, faccio una battuta infelice sul fatto della fama e dell'essere pubblicati, sul fatto che un sacco di scrittori sconosciuti non possano contare sulla stessa fortuna. Da lì è il tracollo, mi sento in caduta libera, oramai non posso più fare niente. Lui parte con un discorso lezione, sugli scrittori, sull'Italia che pubblica solo vespa e la gruber. Ad un certo punto si fa silenzio e penso, mi piacerebbe chiedergli dei suoi sei mesi in ungheria, del periodo a londra, ma come faccio? lui mi parla solo dei suoi lavori, dei clienti, di come li convince a tirar fuori il meglio per presentarsi bene. Lo guardo e sto zitta. Oramai lo so, non c'è possibilità, non l'ho colpito. Mi congeda davanti alla mia auto con un: domani devo alzarmi presto.
Il viaggio di ritorno è lungo. I 55 km pesano come macigni, specie quando le lacrime ti rimangono lì sulla palpebra, la gola è un nodo di gordio e sheryl crow ti graffia il cuore con la sua voce triste. Penso a me, alla mia banalità, ai "bello" che scivolano troppo veloci fuori dalle mie labbra, alla mia fretta nel parlare, al fatto che non seleziono le parole nei miei discorsi, ma sono impulsiva e imprecisa (sciatta?) boh, lui mi ha trovata così. Mi dico che è una bella lezione, mi sentivo arrivata, non è vero, c'è sempre da imparare. Il rifiuto brucia all'infinito ma non ho intenzione di lasciarmi abbattere, la prendo come uno stimolo a migliorarmi, a leggere tanto, ad uscire dalle righe, a non avere pregiudizi, a buttarmi nella conoscenza delle persone a non risparmiare per paura di farmi male. Brucia, vorrei sapere perché. Pesa, ne parlo ad un paio di amici. Non si conoscono, ma la risposta è la stessa: pallone gonfiato.
Dopo 3 giorni va bene, archiviata la delusione mi è rimasta la soddisfazione di aver accettato una sfida, è andata, non vale la pena di piangere per un uomo che manco conosci in fondo.
Alla fine qualche giorno mi arriva un suo messaggio. Mi da un link, mi chiede di guardare il sito e di dargli un giudizio, glielo do. Insiste, mi dice se i link funzionano bene, se si leggono tutte le parole, se le animazioni funzionano, di trovare dei difetti. Gli rispondo dicendo che non posso perdere un'ora della mia vita sul suo sito internet. Dice di avermi sentita, forte.
Bazzicare su netlog aiuta a non annoiarsi, non dico una al giorno, ma se ne vedono delle belle.
Poco tempo fa mi ha contattata uno, ecco già il nome era tutto un programma. Maurio. Uno legge e dice, ma che è si chiama così o ha sbagliato a scrivere il suo nome? Cosa mi porta a pensare che si possa sbagliare a scrivere il proprio nome? Mah, un mio compagno del liceo si firmò Albero anziché alberto in un compito di matematica, perciò propendo per la seconda, anche se ci sono buone possibilità che sia proprio il suo nome strambo così...
Ad ogni modo dopo i complimenti di rito, e come sei carina e che sguardo intrigante e che così e che cosà mi chiede se porto le scarpe coi tacchi.
Beh che domanda, certo che le porto, non dalla mattina alla sera ma alla sera quando esco mi piace metterle, ecco se devo uscire con ragazzi bassini cerco di stare raso terra ma di solito il tacco me lo concedo, robe esagerate tipo tacco 12 solo in occasioni particolari (in cui non occorre stare tanto in piedi) provate voi a farvi un matrimonio col tacco dodici e poi ditemi, si frantuma persino il sogno del matrimonio e dell'arrivo con l'abito bianco e il cocchio coi cavalli...
Beh insomma rispondo a malincuore di si, malincuore perché sapendo che internet è un covo di mattacchioni già cominciavo ad annusare qualcosa.
In pratica questo bel ragazzone, con gli addominali scolpiti e l'abbronzatura da surfista californiano voleva farmi da schiavo. Già aveva cominciato a chiamarmi padroncina, mi stressava perché gli dessi ordini, ho anche cercato di minacciarlo dicendogli che ho un negozio di 590 mq e che di robe da fare gliene trovavo a bizzeffe e questo niente, imperterrito continuava a dirmi che non gli faceva affatto paura la cosa, anzi non gli dispiaceva per niente. Ma mi ci vedete? Io a mettermi in tacco 12 di vernice, vestita di lattice con la frusta a dirgli:
"Dai, adesso spazza il pavimento!"
"Avanti pelandrone, spolvera quei sacchetti!"
"Lavora schiavo"
Ma perché gli ho detto di no???? ;)
No no, non è il film dei vanzina, è l'ennesimo caso umano.
Un caro amico, una persona sana (come lo definisco io, lui non è molto d'accordo ma non importa), mi ha messa in guardia riguardo la gente di Netlog e in effetti come dargli torto? Fatevici un giro e guardate le foto dei profili...non so se siano peggio le donne o gli uomini...
Ad ogni modo, ci bazzico da un mesetto e ho trovato alcuni campioni di varietà umana alquanto divertenti. Piccola postilla, ci ho trovato anche un paio di persone davvero valide e qui si aprirebbe una parentesi infinita sulla grande varietà umana e le possibilità, la legge dei grandi numeri e quanto fa piacere entrare a contatto con persone sulle quali non inciamperemmo mai purtroppo.
Ma sono qua per ridere un po'...
Un giorno mi arriva una richiesta di amicizia, non ricordo neanche più il nick, l'avatar però era un orso bruno, anzi sicuramente era un grizzly a pesca di salmoni e il quadratino dell'età riportava un bel 44. Non ho pregiudizi sull'età anche se sinceramente mi suona sempre un campanello nel cervello quando la differenza d'età supera i 10 anni, è più che altro un avvertimento, come dire, vittoria sta all'occhio. Peccando a volte d'ingenuità e per tutta una infinita storia di insicurezza cronica a volte finisco col credere un po' troppo alle lusinghe e i quarantenni con le lusinghe ci sanno decisamente fare...
Ad ogni modo appena accettata l'amicizia questo mi scrive un messaggio. Tono quasi hitleriano, in breve mi dice che lui di lavoro fa il bodyguard, che lavora a milano che segue dei personaggi famosissimi in concerto che non ha bisogno di sgallettate sciocche e superficiali interessate a quel mondo, che ne trova fin che vuole e che cerca un'amica tranquilla con la quale uscire ogni tanto per un cinema o una pizza.
Primo impatto? See figurati, ma pensa questo cosa si inventa.
Pensiero seguente, no ma alla fine tutto si può dire del tono tranne che sia marpione, vuoi vedere che sto qua è sincero solo che magari essendo un po' rigido per lavoro alla fine con le parole non ci sa tanto fare e risulta un po' arrogante ma per lo meno non è un morto di fame?
Quasi quasi decido di dargli una chance, gli rispondo dicendogli che mi piace andare al cinema e che in fondo non mi dispiacerebbe andarci con un'altra persona e che quindi si può fare. Lui allora controbatte dicendo che devo stare tranquilla che lui non è un morto di f***, che non esce con le ragazze per scopare che tanto sgallettate che gliela danno subito ne trova quante ne vuole e che non vuole però nemmeno quelle amiche single che poi si appiccicano come cozze che lo chiamano il giorno dopo o gli scrivono infiniti sms. Per non parlare poi dei suoi amici che oramai sono tutti sposati e poi quando si trova con loro gli fanno una capatanta con tutti loro problemi, che lui insomma vuole uscire con delle ragazze carine e simpatiche che non gli stressino l'anima. Aggiunge poi che troverebbe assurdo scriversi all'infinito e che preferisce che ci incontriamo subito, date le premesse ho pensato che meno mi scriveva e meglio era.
A questo punto vi dirò ero alquanto perplessa, ma ho detto, ma si, ma perché devi sempre andare a giudicare gli altri, sarà anche uno stronzo egoista con poco tatto, ma almeno pane al pane vino al vino. Un po' di curiosità mi era venuta e mi sentivo in una botte di ferro, stima incondizionata non ne avevo, anche ci fossimo trovati reciprocamente antipatici sai che ci perdevo? Ho accettato. Allora gli propongo di trovarci per vedere Uomini che odiano le donne a Silea. Sulle prime sembra entusiasta poi mi scrive che le previsioni danno pioggia, che lui odia uscire con la pioggia perché poi si bagna nel tragitto auto cinema e insomma non sa.
A sto punto il mio cervello comincia a lampeggiare, ma questo è suonato? Un po' perplessa gli lascio il mio numero e gli dico di avvisarmi più tardi in base al tempo, però gli dico anche che ci potrebbe essere anche una mia amica a vedere il film. A quel punto lui dice di no, che faremo un'altra volta. E vabbè, per capire un po' meglio cosa gli piace fare e su cosa intende conversare gli chiedo se parla del suo lavoro e se gli piace andare nei locali.
Non l'avessi mai fatto in pratica mi manda una manfrina di una decina di righe in cui ribadisce che lui l'ha detto all'inizio che non cerca gente interessata al suo lavoro, che non ho proprio capito cosa cerca lui, che lui in discoteca ci andava vent'anni fa, che gli fa schifo che c'è troppa confusione che lui vuole andare a mangiarsi una pizza ogni tanto o vedere un film, che possiamo interrompere qui perché lui non ha proprio bisogno di una come me ecc ecc.
A quel punto mi erano talmente girate le eliche che gli ho scritto un pistolotto, che le mie erano domande fatte per capire un po meglio com'era, cosa gli piaceva fare nel tempo libero, che gli amici non si comprano al supermercato ma che si può parlare di amicizia quando arrivi ad avere confidenza con una persona, quando ci hai fatto delle esperienze insieme e dopo il bel pistolotto gli lancio una provocazione, gli scrivo che non sono tanto disperata da farmi fantasie romantiche su uno che sta a più di 50 km da casa mia e che ha quarantanni suonati.
A quel punto, ferito nell'orgoglio mi ha scritto che lui avrà pure 40 anni suonati ma non ci tiene proprio ad avere una zitella acida come me per amica e che mi cancella.
Sipario.
cari lettori è il vostro momento!
So che incorrerò nel rischio di beccarmi della zitella acida ma avrei voglia di raccontare un paio di episodi che mi sono accaduti in un paio di social networks ultimamente; cercherò di non essere troppo feroce però in effetti sono abbastanza divertenti e spero di trasmettervi il mio spirito, cioè, quando racconto le mie baracconate non lo faccio per piangermi addosso o farmi compatire, ma perché ammetto che un po' sono scema io a dare opportunità a certi idioti di importunarmi e per ridere un po' sulle infinite varietà di gente a questo mondo. Diciamo che il mio blog è una sorta di wikipedia umana, vi porto a conoscenza di tanti tipi di persone che magari voi nella vostra vita non avete mai sperimentato...perché essendo più sani di me, quando annusate le fregature ve ne tenete alla larga.
Quindi cari lettori, che dite, ve ne parlo?
No...pensavo, quand'è che ci rivediamo per una delle nostre seratine?
L'è sempre lù. Un uomo un perché. Uomo? Mah, un essere umano di sesso maschile.
Ndr: Ho dedotto che con seratina il tale si riferisse a quelle due volte che siamo rimasti nella sua macchina a baciarci.
Era un suo messaggio su facebook, ci sono stati vari botta e risposta. Gli ho detto che non sapevo se mi interessavano dei momenti d'evasione. Lui mi ha detto che aveva avuto paura a confessarmelo e di fronte alla mia affermazione di aver capito che non è la persona che fa per me, ha ribattuto che rimpiange di aver pianto sulla mia spalla.
Ora, gli ho detto: ma tu ritieni che una ragazza preferisca che tu pianga sulla sua spalla o che le chieda di avere qualche momento d'evasione aspettando che arrivi qualcuno di meglio?
L'ho ferito, mi ha detto che l'aveva detto così per dire, che l'ho preso troppo sul serio.
Non è la prima che volta che mi capita, credo che sia capitato a tante altre ragazze come me. Volendo essere sincera, di cazzate ne ho combinate nella mia vita, mi sono anche lasciata intortare, ma storie di sesso ginnico o trombamicizie come volete chiamarle, ho sempre cercato di evitarle. Voi direte e che cacchio ne stai scrivendo a fare, che ce ne frega a noi?
Beh ne sto scrivendo perché oggi in macchina ho realizzato il motivo per cui non riesco a lasciarmi andare ad un'idea del genere. Si una parte sta nelle paranoie, una parte sta nel fatto che quando mi sono fatta prendere in giro e ho ceduto, poi mi trovavo emotivamente coinvolta e reagivo male al distacco, ma in realtà sono giunta a questa conclusione. Non riesco a dosarmi, non riesco a calcolare, non riesco a pensare di trovarmi nella massima intimità con una persona che alla fin fine non stimo molto. Cioè: in un rapporto con un essere umano, quando arrivi a starci nudo davanti e non solo nel corpo, come puoi sprecare un momento così bello facendolo con qualcuno che per te non è importante, con qualcuno che è un'alternativa, un rimpiazzo aspettando qualcosa di meglio? No per carità, il sesso è piacevole e non condanno affatto chi lo fa tranquillamente anche come modo di comunicazione, anzi. Io non ce la faccio. Penso che voglio arrivare alla nudità totale con una persona perché non può stare senza di me, che pensa che sia la cosa migliore che gli potesse capitare (ovviamente la cosa sarebbe reciproca nei suoi confronti). Penso che non posso evitare di mettere tutta me stessa in una relazione con un essere umano, se dall'altra parte non fosse tantaltro mi sentirei sprecata... Presunzione?
Ho iniziato a scrivere questo blog anni dopo che avevo abbandonato la carriera di chatter. Allora mi sembrava fantastico, non dover più combattere con l'immaginazione. Buttarmi giù parola dopo parola in una pagina intera. Lasciare poco non detto, essere chirurgica, presentarmi così com'ero. Nessuno dei miei lettori si è dichiarato innamorato, nessun morto di desiderio. Finalmente avevo la possibilità di presentarmi come sono e non alimentare sogni. Sicuramente una comunicazione a senso unico, ma per lo meno mi stavo risparmiando una botta di delusioni.
Me n'ero dimenticata, di cosa vuol dire poi non corrispondere all'immagine che si creano gli altri.
Tutto qua.
Diversità da allora? Voglio prendere quest'esperienza come spinta. Consapevole di avere ancora tanta strada da fare, mi sono ricordata che posso soddisfare la mia fame di conoscere con tante "nuove" esperienze. E' l'ennesima opportunità da cogliere. Decisamente sono fortunata.